Ti trovi in:

Home » Territorio » Informazioni utili » La storia di Trambileno

La storia di Trambileno

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Giovedì, 19 Marzo 2015

Non è semplice ricostruire le vicende storiche di Trambileno, soprattutto se si torna molto indietro nei secoli; la sua collocazione in una valle periferica, la lontananza da grandi città, da grandi vie di comunicazione, la scarsa popolazione, lo scarso rilievo economico hanno fatto sì che essa vivesse di riflesso i grandi avvenimenti della storia. Non è quindi facile trovare documentazioni scritte ed iconografiche, accedere a ricerche storiche relative alle vicende della nostra comunità. L’unico vero grande avvenimento che ha coinvolto in maniera diretta il nostro territorio e riguardo al quale è disponibile una ricchissima documentazione è la Prima Guerra Mondiale.

Età preistorica e preromana

Immagine decorativa

Il ritrovamento in una grotta a Moscheri, nel 1995, durante gli scavi per la costruzione della casa dei fratelli Lorenzi, di un vaso risalente alla media età del bronzo ( XV – XIV sec. A. C.) è la prima testimonianza della presenza dell’uomo a Trambileno. La grotta era il rifugio stagionale di pastori o cacciatori che si spingevano quassù dal piano ma molto più probabilmente essa era un luogo di culto. Anche il Leno era un luogo di culto come dimostra il ritrovamento di due spade votive dell’età del bronzo. In quel periodo era ampiamente diffuso in tutta Europa l’uso di gettare oggetti di prestigio nei fiumi in occasione di manifestazioni di culto. Nelle valli del Leno non si esercitava solo la pastorizia ma erano anche presenti attività fusorie come dimostrano alcuni ritrovamenti di scorie, alcuni tiponimi, le leggende legate allo sfruttamento di miniere, alla presenza di tesori, (Slache, Val dei Lombardi, Keserle ) e che sono precedenti all’attività mineraria ripresa nel Medioevo da parte di minatori tedeschi.
Probabilmente le nostre valli per secoli furono abitate solo sporadicamente e da pochi individui e interessate marginalmente dal passaggio dei Veneti per i loro commerci dalla pianura verso l’arco alpino.
Le varie migrazioni che nell’età pre-romana interessarono la nostra regione, l’arrivo dei Galli, la calata dei Cimbri e dei Reti, probabilmente spinsero le popolazioni preesistenti a rifugiarsi nelle valli periferiche come le nostre ma non ci sono testimonianze certe che abbiano dato origine a nuclei stanziali pur in presenza di resti e testimonianze di numerosi castellieri.
Età romana
Per combattere le incursioni dei Reti nella pianura padana, nel 37 a.C. Lucio Munazio Planco intraprese una guerra che portò la dominazione romana su parte della regione. Nel 23 a. C. Marco Apuleio, per ordine dell’imperatore Augusto ampliò la fortificazione del Doss Trento e nel 15 a. C. il nostro territorio entrò a far parte in modo stabile della X Regione Italica. Le valli del Leno appartenevano al municipio di Trento. Di questo periodo si hanno poche informazioni e bisogna arrivare al tardo impero per avere prove della presenza romana in seguito al ritrovamento di tombe romane ad Albaredo e Lombardi e monete dell’epoca imperiale in Vallarsa, Trambileno e Terragnolo. I toponimi di origine latina indicano la presenza, nel tardo impero, di piccoli insediamenti sulla sinistra Leno ( Marsilli, Lombardi, Albaredo, Foppiano, Nave, Sega) e sulla destra (Spino, Pozza, Giazzera, Pozzacchio, Dosso, Tezze, Costa, Casae) precedenti ai successivi insediamenti tedeschi.
Medio Evo

Immagine decorativa

E’ fra il XII e il XIII secolo che compaiono i primi documenti relativi alle valli del Leno. Sono solo frammenti e indizi che indirettamente forniscono notizie sul nostro territorio ma che permettono però di ricostruirne in parte la storia. In quel periodo storico vi fu un forte movimento migratorio,soprattutto di roncatores germanici, stimolato dai grandi signori e dagli ecclesiastici, per dissodare e mettere a coltivazione nuovi territori. La sponda sinistra della Vallarsa apparteneva alla circoscrizione ecclesiastica della Pieve di Lizzana i cui diritti erano stati concessi dal vescovo di Trento al vassallo Jacopino da Lizzana. Ricordiamo che il Trentino faceva parte del Sacro Romano Impero fondato da Carlo Magno nell’800 e che dal 1207 il vescovo era vassallo dell’imperatore e quindi esercitava anche il potere civile come principe-vescovo. In un documento del 1225 Jacopino costituì nella villa di Rovereto Manfredo di Lizzana come giudice perché facesse ragione per lui ( ad rationem facendum pro eo) tanto al monte come al piano ( in monte et in plano), sia per i tedeschi che per i latini (teutonicis et latinis). E’ questa la prima testimonianza che accerta la presenza di popolazione tedesca nelle valli del Leno. Dalla deposizione di un testimone in un processo relativo alla prima metà del duecento si apprende inoltre che Jacopino aveva fondato sulla sponda destra della Vallarsa 12 masi (factuma abet ibi bene XII mansos) moltiplicando così di 10 o 20 volte le rendite, il bannum richiesto ai teutonicis. Egli occupò anche i beni di Trambileno ( Inter Lenos est totum domini episcopi, quod totum est intromitsum) che erano dominio diretto, assieme alla sponda destra della Vallarsa, del principe vescovo. In una ratio honorum episcopatus attribuita all’anno 1241 ma senza certezza, si nominano 9 masi in Vallarsa, due in Vanza ed uno a Trambileno ( in Vallarsa VIIII mansii, item in Vanza II mansii, item in Trambelino unum). E’ quindi assodato che nelle valli del Leno nel 1200 vi erano numerosi stanziamenti tedeschi promossi dalla politica colonizzatrice del vescovo Federico Vanga che interessò tutto il trentino meridionale orientale, così come analoga colonizzazione promossa dal vescovo Bartolomeo della Scala interessò la zona dei 13 comuni veronesi sui Lessini e dei sette comuni vicentini sull’Altopiano di Asiago. Nelle valli del Leno l’attività principale dei nuovi coloni (roncadori) era il disboscamento e la messa a coltivazione di nuovi terreni ma secondariamente anche l’attività di estrazione mineraria come testimoniano alcuni toponimi ( le Slache dal tedesco schlacken scorie dei forni fusori, Clocchi da klocken battere). L’origine di queste popolazioni germanofone che impropriamente vengono definite cimbre e che occuparono gli altopiani di Folgaria, Lavarone, Asiago, i Lessini, le Valli del Leno, Ronchi di Ala, sono incerte: probabilmente provenivano dal Tirolo e dalla Baviera. Quelli stanziatesi nelle nostre valli, secondo noti studiosi quali Carlo Battisti, si spostarono dagli altipiani di Asiago.
Come detto in precedenza, Trambileno apparteneva alla Pieve di Lizzana data in feudo a Jacopino da Lizzana. Alla sua morte nel 1262 essa passò alla famiglia Castelbarco tramite matrimonio fra Leonardo di Castelbarco e Fanzina di Sofia di Jacopino. Per quasi duecento anni questa famiglia dominò la Vallagarina e raggiunse il suo massimo splendore con Guglielmo il Grande che fu anche podestà di Verona al tempo dei Della Scala. Questo importante legame politico favorì un’importante attività delle valli del Leno, il commercio del legname che veniva fluitato attraverso il Leno fino all’Adige e alla pianura. In antichi documenti si parla di “traversegi de larcio e de pecio del Len” e di legna da ardere “ da fogo”. L’attività di sfruttamento del bosco si affiancava all’attività agricola di coltivazione dei campi e allevamento del bestiame. La popolazione di Trambileno era tenuta a pagare i tributi al castello di Lizzana tramite il conferimento di un terzo dei cereali quali segale e frumento, un quarto dei grani minuti come l’orzo ed una quota di tutti gli altri prodotti come formaggio, uova, animali, canapa, uva ecc. Al signore si dovevano anche giornate di lavoro. Agli inizi del quattrocento si concluse il lento declino della famiglia Castelbarco.
La dominazione di Venezia

Immagine decorativa

Nel 1416 la Repubblica di Venezia conquistò la Vallagarina. Trambileno passò sotto il dominio veneto solo nel 1439 rimanendo in quegli anni sotto la signoria di Marcabruno Castelbarco signore di Beseno. Venezia stabilì il centro del suo potere a Rovereto tramite la nomina diretta da parte del doge di un podestà. Come le altre comunità delle valli del Leno, anche Trambileno probabilmente giurò fedeltà ai nuovi padroni in cambio del mantenimento delle tradizioni, dei diritti e privilegi ottenuti dai precedenti signori e della garanzia di conservare una certa autonomia da Rovereto. Le nostre valli erano importanti sia dal punto di vista strategico quali vie di comunicazione fra il Trentino e la pianura veneta sia dal punto di vista economico quali fonti di legname da opera e da fuoco. Il legname veniva fluitato attraverso il Leno. Venivano create delle dighe artificiali “stue” che, aperte al momento opportuno, creavano delle piccole inondazioni che trascinavano a valle la legna “le borre” fino alle ghiaie presenti al lato del torrente nella zona alla periferia di Rovereto. Tale sistema creava grossi disagi alla città, alle sue rogge, intorbidiva l’acqua per lungo tempo e diede origine a numerose diatribe con le popolazioni delle montagne. Le nostre comunità stipulavano dei contratti direttamente con commercianti o nobili veneziani ma anche con esponenti di ricche famiglie roveretane che stavano emergendo in quegli anni. Ne è testimonianza un contratto del 1475 con Bartolomeo Frizzi che prevedeva la fornitura di 10.000 borre che dovevano scendere “per tovum” che passa presso il “ mansium Slache”, “per tovum Vanzie” e per “tovum S. Colombani”.
In quel periodo la nostra comunità si sviluppò demograficamente, vennero messi a coltura sempre nuovi territori, i masi divennero dei paesi. Essa dipendeva sempre ecclesiasticamente dalla Pieve di Lizzana anche se alcune celebrazioni si svolgevano in loco, in cappelle rette spesso da preti tirolesi o tedeschi. L’asprezza e la povertà delle nostre valli, assieme alla crescita della popolazione portò all’impossibilità di garantirsi una autosufficienza alimentare e quindi alla necessità di indebitarsi con ricche famiglie roveretane che progressivamente si impadronirono di vaste porzioni del nostro territorio. Nel 1509, a seguito della guerra tra l’imperatore Massimiliano e la Repubblica di Venezia, il distretto di Rovereto passò alla casa d’Austria, gli Asburgo.
La dominazione degli Asburgo
Iniziata nel 1509, la dominazione durerà fino al 1918 con la fine della Prima Guerra Mondiale. A differenza del resto del Trentino, ancora soggetto all’autorità del principe vescovo, la Vallagarina passò al diretto controllo della casa d’Austria. Trambileno conservò il proprio status come si evince da un decreto del novembre 1510 dell’imperatore Massimiliano in cui si stabilisce che “ i loro privilegi d’ogni specie fino qui goduti ed esercitati vengano loro conservati e

Immagine decorativa

mantenuti, e ne abbiano ogni diritto, ricevendolo dal pretore di Rovereto come anticamente fu osservato”. In quegli anni la nostra comunità si dotò di uno statuto per regolare la propria attività amministrativa. Il primo fu firmato il 16 giugno 1578 dal pretore di Rovereto Giorgio del Mestre. Testimoni erano Antonio Malinverni di Rovereto e Rocco Procher di Foppiano. Rappresentavano la comunità di Trambileno Simone Fogolari (Fogoletus) di Vanza, il “Massaro” , Biagio Bisoffi (Bisophus) notaio di Vanza e “sindico” cioè rappresentante di Trambileno, Gregorio Ponticelli (a Ponticello) e Domenico Saffer (Sapharus) giurati. Lo statuto era stato approvato dalla regola, cioè l’assemblea generale dei capifuoco, il 20 maggio dello stesso anno ed in quella circostanza era stato anche richiamato il precedente statuto del 1561 (Capitula ed ordines). In quegli anni i fuochi, cioè i nuclei famigliari erano circa 80 per un totale stimato di 400 persone. Per raffronto, Rovereto aveva 360 fuochi, Vallarsa 210, Terragnolo 150, Lizzana 148. Lo statuto, composto di 14 articoli, fu proclamato domenica 22 giugno davanti alla chiesa di Trambileno. Esso regolava la gestione del territorio, le multe per le violazioni delle norme, l’elezione del massaro (sindaco) e del saltaro, specie di guardia campestre comunale cui spettava il compito di vigilare sui campi, pascoli e boschi. Venivano indicate anche le limitazioni ai “forestieri” nell’uso del bosco e dei pascoli e le sanzioni per i capifamiglia che non partecipavano alle riunioni della regola. Tale statuto fu confermato dal pretore di Rovereto nel 1604. Nel 1710 venne promulgato un nuovo statuto che raccoglieva tutte le modifiche nel frattempo intercorse e che si componeva di 25 capitoli. Mercoledì 7 maggio davanti la chiesa dei santi Mauro e Stefano a Trambileno lo statuto fu approvato alla presenza dei fratelli Bonifacio e Giovanni Bartolomeo figli di Antonio Rella notaio e cancelliere di Folgaria, di Giovanni del fu Giacomo Moscher di Rovereto. La regola fu convocata dai giurati Steffano Les e Bastian Bisoff, d’ordine del massaro Gioan Cloch. Don Leonardo Rella, scrivano della comunità, riporta che fu fatta votazione segreta tramite “balle”, palline di due colori, e che il risultato fu di 64 voti favorevoli ed uno solo contrario. Don Rella cita i “cavaglieri del commune” (controllavano la correttezza dei pesi e delle misure usati nelle compravendite) Nicolò Marsili, Valentino Bisoff e Nicolò quondam (fu) Giorgio dalla Chiesa, dei “saltari per le feste” (guardie campestri) Gioan fu Gioan dalla Chiesa, Domenico fu Michel Trentin, Tomaso Saffer, Lorenzo Trentin, Domenico Marcolin, domenico fu Domenico Comper, Valentino Fogolar e Antonio Carpaneda. Seguono i nomi di tutti gli intervenuti: Gioan Cloch massaro, Steffano Less giurato, Bastian Bisoff giurato, il molto reverendo signor don Domenico Pedrazzi, don Pietro Paulo Urbano, Andrea Bisoff, Gioan Bisoff, Gioan Moscher detto Noviz, Romedio fu Biasio Bisoff, Gioan fu Paulo Zanvettor, Tomaso Saffer, Domenico Marcolin, Domenico Marisa, Baldessar Moscher, Gioan fu Simon Moscher, Gioan Marisa, Christano Moscher detto Noviz, Antonio Saffer, Domenico figlio de Antonio Bisoff, Mattio Trentin, Domenico Meule, Valentino Meule, Christano Pernat, Romedio Pattoner, Marco Peurle, Biasio fu Gasparo Pontesel, Leonardo fu Domenico Fogolar, Mathio fu Gian Maria Pontesel, Gregorio Meule, Domenico Rigo, Gioan fu Piero Trentin, Michel Spagnol, Nicolò dalla Chiesa, Gioan Trentin, Gioan Saffer, Mathio figlio de Gioan Pattoner, Gioan fu Domenico Pontesel, Mattio Tomazon, Lorenzo Trentin, Gioan Matuz, Antonio Carpaneda, Domenico fu Michel Trentin, Gioan fu Simon Zanvettor, Stefano Moscher, Francesco fu Gioan Maria Pontesel, Antonio Mazaoner detto Campana, Domenico figlio de Michel Moscher, Biasio Peurle, Pietro Antonio fu
Antonio Marisa, Antonio Marcolin, Antonio fu Giorgio dalla Chiesa, Michel fu Nicolò Zanvettor, Valentino figlio de Gioan Marisa, Gaspero fu Andrea Obrelli, Romedio fu Bastian Bisoff, Bastiano fu Christano Fogolar, Bortalamio figlio de Domenico Comper, Simon fu Domenico Zanvettor, Nicolò fu Lucca Zanvettor, Gioan Senter, Gioan fu Gioan dalla Chiesa, Simon Pattoner, Michel fu Domenico Moscher, Nicolò Moscher.
Trambileno, per la sua posizione geografica visse solo marginalmente gli avvenimenti storici che interessarono la nostra regione e Rovereto in particolare. La comunità, impegnata a sopravvivere in un territorio difficile e povero di risorse, a strappare terreno coltivabile con la realizzazione di fratte in ogni possibile pendio, dovette lottare per mantenere i propri diritti e privilegi, per difendersi dai tentativi di Rovereto di imporre tasse e tributi alle comunità limitrofe. Dovette anche sopportare il passaggio di eserciti impegnati nelle varie guerre fra gli stati europei con il conseguente strascico di saccheggi, confische di foraggi, di animali, di granaglie. Gli eserciti spesso portavano epidemie come quelle di peste del 1512 e del 1670. Soprattutto Vallarsa e Terragnolo, valli di transito grazie ai passi di Pian delle Fugazze e della Borcola, furono contagiate ma è ipotizzabile che anche Trambileno ne fosse marginalmente interessato. Di sicuro il colera colpì i nostri paesi con 55 morti nel 1836 e 12 nel 1855.
D’altra parte, la città portò anche benessere al circondario. Il grande sviluppo dell’industria della seta fra il XV ed il XVIII secolo stimolò la diffusione dell’allevamento del baco da seta nei nostri paesi, la coltivazione del gelso. Soprattutto nel 1700 questa attività economica portò un’integrazione del reddito delle famiglie contadine e rimase diffusa nelle nostre frazioni fino al 1950 circa.

Immagine decorativa

Nel 1800 la vita era particolarmente dura nelle nostre valli; il grande sviluppo demografico non era sostenuto da un pari sviluppo della produzione agricola o delle attività economiche. Ogni famiglia aveva al massimo una o due mucche, qualche capra, un maiale; per il foraggio si sfruttavano le malghe, proprietà collettive della comunità, e si tagliavano i prati in quota. Si cercava di ricavare qualche soldo dalla produzione del carbone di legna e della calce viva nelle “calchere”. Anche le avversità naturali contribuivano a rendere più difficile l’esistenza: nel 1882 la grande alluvione che colpì tutto il Trentino provocò gravi danni lungo il corso del Leno, distruggendo vari molini ed opifici e dando il colpo finale alla fluitazione del legname lungo il corso d’acqua, già messo in crisi dalla realizzazione della ferrovia Bolzano – Verona nel 1859 che aveva posto fine al trasporto fluviale lungo l’Adige. Nel 1890 una epidemia di afta epizootica distrusse quasi completamente il patrimonio zootecnico dell’intero Trentino. Indice della grande povertà era la mal nutrizione, la diffusione della pellagra, malattia dovuta alla carenza di vitamina PP quale conseguenza di una dieta scarsa di carne e verdure fresche, basata principalmente sulla polenta, e che portava alle cosiddette tre D , dermatite, demenza, diarrea. A fine ‘800, fra i 1570 abitanti di Trambileno, vi erano ben 60 pellagrosi, con un tasso di mortalità del 10 % fra gli ammalati.
La popolazione cercò di trovare una integrazione al reddito attraverso la migrazione stagionale, soprattutto nelle regioni dell’impero austro-ungarico, per svolgere lavori di boscaiolo, muratore, di manovale nei grandi lavori pubblici di sistemazioni idrauliche e di costruzione delle ferrovie (aisenponeri da eisenbahn = ferrovia). All’inizio del XX secolo, grazie all’azione di alcuni sacerdoti, si diffusero le società cooperative ( casse rurali, famiglie cooperative, caseifici sociali) per alleviare le difficili condizioni economiche della popolazione contadina. La realizzazione di alcune opere pubbliche,quali strade, scuole, acquedotti (acquedotto delle Sette Fontane nel 1911) ma soprattutto la costruzione delle fortificazioni sul confine con l’Italia, portarono un po’ di lavoro nelle Valli del Leno.
La Prima Guerra Mondiale
Nel 1914, allo scoppio della guerra, tutti gli uomini validi tra i 21 e 42 anni furono richiamati nell’imperial regio esercito con la mobilitazione generale del 31 luglio ed inviati al fronte, per lo più sul fronte orientale in Galizia. 11.400 furono i caduti, 37 dei quali di Trambileno.
Bisoffi Annibale 1884 1916

Immagine decorativa

Bisoffi Cesare 1887 1914
Bisoffi Enrico 1884 1918
Bisoffi Luigi 1872 1918
Bisoffi Silvio 1886 1918
Angheben Mario 1898 1918
Campana Paolo 1873 1914
Comper Albino 1895 1918
Comper Emilio 1896 1915
Comper Giuseppe 1874 1914
Fogolari G. Batti sta 1878 1915
Fogolari Giuseppe 1888 1918
Lorenzi Antonio 1917
Lorenzi Luigi 1899 1918
Lorenzi Vigilio 1897 1917
Marcolini Florindo 1886 1914
Marcolini Narciso 1876 1917
Marisa Fiorindo 1876 1914
Marisa Giovanni 1875 1917
Marisa Guglielmo 1880 1917
Marisa Mario 1887 1914
Marisa Paolo 1889 1914
Maule Arcadio 1886 1915
Maule Francesco 1872 1916
Maule Mario 1897 1915
Meneghetti Angelo 1882
Ponticelli Eugenio 1882 1914
Ponticelli Paolo 1882 1914
Potrich Augusto 1883 1914
Sannicolò G. Batti sta 1886 1914
Sannicolò Valerio 1896 1918
Sannicolò Eugenio 1895 1917
Scottini Silvio 1894 1917
Trentini Beniamino 1871 1918
Trentini Geremia 1887 1914
Trentini G. Batti sta 1877 1915
Trentini Luigi 1897

Immagine decorativa

Veniva sottratta gran parte della forza lavoro per la coltivazione dei campi e la cura degli animali. Ma la situazione peggiorò profondamente con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915. Nel giro di pochi giorni, tutta la popolazione residente nelle zone vicino al fronte, fra cui Trambileno, fu evacuata. La gente dei nostri paesi finì in gran parte nei paesi attorno a Salisburgo e nella “città di legno” di Mittendorf presso Vienna. Nel giro di poche ore tutti dovettero lasciare le loro case, portare con se solo un cambio di biancheria, cibo per tre giorni, e consegnare il bestiame a Rovereto. Alla stazione furono fatti salire sul treno e spediti direttamente in Austria dove rimasero per tre anni. Anche i parroci ed i cappellani seguirono i loro fedeli nella migrazione. Soprattutto a Mittendorf le condizioni di vita erano dure; mezzo litro di minestra a pranzo, una tazza di caffè alla sera, due etti e mezzo di pane al giorno, scarse probabilità di trovare un lavoro, condizioni climatiche sfavorevoli con conseguenti epidemie di tifo, tubercolosi, scarlattina. Il tasso di mortalità raddoppiò rispetto a quello registrato nelle nostre valli prima della guerra.

Immagine decorativa

Quando nel 1918, al termine della guerra, i profughi tornarono alle loro case, in treno fino a Rovereto e molti a piedi fin nei loro paesi, trovarono una situazione disastrosa: quasi tutte le case erano distrutte, i campi incolti e devastati dai bombardamenti, il bestiame disperso.” Quando siamo tornati, in tutto il fronte non si trovava un albero tanto grande da poter mettere la testa all’ombra” fu una testimonianza di quell’epoca! La maggior parte della popolazione, in attesa della lenta ricostruzione, trovò un primo rifugio in baracche di legno. Mancavano soldi, la produzione agricola da sola non bastava a sostenere le famiglie, l’unica integrazione di reddito derivava dall’attività di recupero del ferro e dei metalli sul fronte di guerra del Pasubio (i recuperanti).
La mancanza di lavoro spinse molti ad emigrare definitiva mente verso i paesi europei, gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina. Se nel censimento del 1910 Trambileno aveva 1640 abitanti e nel 1921 più o meno gli stessi cioè1648, già nel 1931 i residenti erano scesi a 1392 e a 1386 nel 1941. Il numero di abitanti non ritornò mai più al livello ante guerra. Nel 1951 si arrivò al massimo di 1585 ma poi i paesi cominciarono progressivamente a svuotarsi, 1440 residenti nel 1961, 1292 nel 1971, 1218 nel 1981 fino al minimo storico del 1991 con solo 1108 residenti. 

Immagine decorativa

La mancanza di opportunità economiche in loco, l’abbandono dell’agricoltura come attività principale, portarono molte famiglie ad emigrare in Francia, Belgio, Canada e soprattutto a Rovereto dove molti trovarono occupazione prima nell’edilizia e poi nelle industrie che stavano nascendo in Vallagarina.

Dalla metà degli anni ’90 la popolazione ha ripreso a crescere ed è ora attestata oltre i 1300 abitanti. Soprattutto le frazioni vicine alla città sono cresciute, Porte e Moscheri in particolare; la viabilità potenziata, i moderni mezzi di trasporto, permettono di muoversi più facilmente verso i luoghi di lavoro, le scuole, l’ospedale, i servizi presenti in fondo valle. Vivere bene nei nostri paesi è ora possibile, apprezzandone la tranquillità, l’aria salubre, il verde e avendo a disposizione tutte quelle strutture e quei servizi che in questi anni le varie Amministrazioni comunali hanno realizzato.